martedì 17 aprile 2012

BACK

Oh yeah!
Dalle ceneri del mio pc non è nato niente e vi posso assicurare che prenderne uno nuovo non è stato niente facile... But I'm back, ed è questo l'importante!
A presto presto con nuove ricette!

domenica 12 febbraio 2012

H.S.

... come "hors service", così è il mio pc da più di un mese.
Mi scuso coi miei pochissimi ma molto rispettabili lettori,
spero che il problema si risolva presto e che questo blog ritrovi la sua allure di un tempo!
Intanto a Parigi si gela...

Buon letargo a tutti!

domenica 25 dicembre 2011

Un Natale mezzo cotto


Sicuramente oggi le priorità saranno, in ordine di importanza:
- riprendersi dalla sbornia di una improbabile cena in compagnia di rumeni, per poter stare in piedi, vedere dove si trovano il bagno e la cucina.
- mettere in ordine la cucina, completamente assediata dalle stoviglie che questa settimana hanno deciso di fare sciopero, rivoluzione, sit-in, manifestazione, occupazione, autogestione.. stoviglie francesi!
Ok, al cinema non ci vado, non oggi, che sembrerà di essere in un centro commerciale.. viva lo streaming e viva i libri, viva "Siddharta" di Hermann Hesse che mi ha ridato sete di lettura dopo un anno di indigestione forzata e che oggi sicuramente finirò di leggere mentre nel fornetto cuociono dei...
Mi-cuit al cioccolato
per 4 golosi:
100 grammi di cioccolato fondente
40 grammi di farina
120 grammi di zucchero semolato
3 uova
90 grammi di burro

Preriscaldare il forno a 200°.
Far fondere a bagno maria il cioccolato e il burro. Sbattere in una ciotola le uova, lo zucchero e la farina, io ho usato la fecola di patate, risultato otttimo.
Aggiungere il cioccolato e burro fuso all'impasto e continuare a mescolare bene, se possibile con una frusta.
Imburrare quattro piccoli recipienti da forno in alluminio o in ceramica e infornare per 8-10 minuti a seconda della capienza del recipiente che usate. Il mi-cuit è appunto mezzo cotto e deve quindi avere un cuore di cioccolato fuso.
Così:
Però siccome il mi-cuit visto dal lato B ha un fascino tutto particolare, vi mostro anche l'altra faccia, che è più carina, anche se purtroppo non si nota il coté "vulcano in eruzione", voilà:


Si servono appena sfornati, e qui partono le maledizioni contro me stessa, mi sono scordata di nuovo il gelato alla vaniglia, Sgrunt!

Buon Natale!

martedì 6 dicembre 2011

Francesismi: crumble al rabarbaro

"...Rabarbaro rabarbaro, con la locomotiva, a fine settimana arriva la befana!"
Ecco, i miei rapporti col rabarbaro si limitavano a poche parole di un vecchio successo di Sandra Mondaini. In cucina l'ho visto usare pochissimo, per nulla in Italia, un po' in Francia e in Germania. In questi giorni mi sono cimentata nella spesa al supermercato dei surgelati e vedendo delle buste enormi della suddetta pianta ho pensato che poteva essere un buon accostamento con burro, farina, zucchero... un crumble semplice. Tutto ciò a ritmo dei successi della Mondaini!
 


Crumble al rabarbaro, che in francese è una signorina, la rhubarbe.
Ingredienti per 6 persone
500 gr di rabarbaro
130 gr di farina (di grano saraceno è perfetta)
60 gr di zucchero di canna
100 gr di burro
Per i creativi: semi di sesamo, zenzero grattugiato


Preriscaldate il forno a 200°, non ventilato.
Una volta tagliata la signorina a pezzetti di 3-4 millimetri di spessore e stesa in un teglione da forno si lavorano la farina, lo zucchero e il burro con le mani in modo da ottenere un composto sbricioloso, il crumble, che andiamo a versare uniformemente sulla signorina rhubarbe.
Forno per 30-40 minuti. Il crumble è buono mangiato freddo e molto rappreso. Il rabarbaro si scioglie e diventa come una crema verdastra ricoperta da uno strato importante di pasta burrosa e croccante.  

Personalmente golosamente lo preferisco con una palla di gelato alla vaniglia o alla panna o con una bella panna montata fatta in casa.
Ottimo se preparato il giorno prima, come moltissimi altri dolci del resto.
E ora "Sbi-ru-li-no! Son l'omino pazzo pazzo che fa cose pazze pazze..."
E' iniziato un altro tunnel...

domenica 27 novembre 2011

Mises en bouche: tartiflette

Come rendere un piatto ciccionissimo un piacere senza peccato?
Ecco pronta la soluzione, i miei nuovi pentolini delle bambole: piccoli recipienti di porcellana, otttimi per qualsiasi tipo di mise en bouche. Dicesi mise en bouche una roba che si mangia in un solo boccone, internet è invaso dalle immagini più varie e fantasiose. I miei mises non sono da mangiarsi in un colpo solo, sono piuttosto da scoprire con una forchetta, ma allo stesso tempo rappresentano lo standard ideale per cibi golosi come la tartiflette, roba che se ne fai due chili non puoi NON mangiarla tutta, ma poi fai indigestione e odierai per sempre la tartiflette.. e perché mai dovremmo odiarla, che ci ha fatto questa povera tartiflette? Sta lì, buona buona, golosa, che aspetta di farsi mangiare, c'est tout!
Oggi abbiamo risolto la seguente equazione:
Tartiflette : mise en bouche = Piacere : equilibrio

Ingredienti per quattro mises en bouche (delle mie) :) viva i parametri standard!

2 patate piccole (1 grande)
mezza cipolla
una bella manciata di pancetta a cubetti
quattro cucchiai di crème fraiche
reblochon fermier
sale, pepe, olio se proprio siete dei golosi senza fondo

Bollire le patate e tagliarle a dadini o a fette sottili.
Far soffriggere e appassire in una padella la cipolla e la pancetta. Aggiungere le patate, solo per farle insaporire qualche minuto. Depositare il tutto in dei bellissimi recipienti chiamati mise en bouche e ricoprire con un cucchiaio di crème fraiche e una bella fetta di reblochon, buccia inclusa. 
GUAI A VOI che non mangiate la buccia del formaggio, sacrilegio!! :D
Mettere il tutto in forno a 200° per circa 10-15 minuti, il composto è già cotto e quindi lo si fa rimanere in forno il tempo che il formaggio si fonda e che si formi una bella crosticina... 
Quando la vostra cucina avrà lo stesso odore di un calzino puzzone, ecco che le piccole tartiflettes sono pronte!
Un piatto allegro che basta a stonarvi, anche senza vino, almeno a noi ha fatto quest'effetto oggi, o no!?

Ripensandoci, in tutto il marasma che abbiamo messo in padella, una buona allagata di vino bianco non ci starebbe niente male... Da sperimentare per la prossima volta.

Piatto in onore di partenze e traslochi, eredità ed esami in vista.

Bon ap!




giovedì 10 novembre 2011

Pomeriggio di studio: choux senza glutine

Quale migliore occasione per rinnovare il mio nuovo IPad, cioè, volevo dire, la mia nuova bilancia!!
Cimentiamoci dunque nella pasticceria, pesate di precisione e leccate di baffi..
A ognuno la sua tecnologia!



Oggi cucino da sola, niente occasioni particolari, niente feste, semplicemente pour mon plaisir.

Amo abbinare l'idea della pasticceria, del thè, del cioccolato e dei dolci in genere alla musica classica.
Così, per questo pomeriggio,l'accompagnamento musicale sarà affidato a Tschaikovsky. Tiè.

Seguo la ricetta della mia bibbia francese, sostituendo la farina con maizena e fecola di patonze.

Ingredienti:
250 ml di acqua
5 grammi di zucchero
100 grammi di burro
250 ml di uova intere (5-6 unità)
100 grammi di maizena
50 grammi di fecola di patate

Stemperare sul fuoco l'acqua, il burro e lo zucchero, fino a ebollizione del composto. Toglierlo dal fuoco e aggiungere in una volta sola tutta la farina, continuando a girare e soprattutto a pregare. 
 
Ripassare il composto sul fuoco per qualche minuto per eliminare l'umidità della pasta, dopodiché passarlo in un recipiente, magari uno di Nonna Papera, come il mio, che non vi farò vedere ghghghghgh!!
Adesso aggiungere le uove, una a una e con tanto, ma tanto, ma tanto olio di gomito lavorare la pasta con una spatola fino ad ottenere un composto cremoso. Il composto cremoso lo si insericse in una tasca da pasticcere (sì, nel mio kit da cuoha c'è anche quella :D huahuahuahah!!) e con un beccuccio medio e liscio si sdraiano delle piccole dosi di pasta, restando fermi sullo stesso punto in modo da formare come dei medaglioni, di altezza 1cm più o meno, ma dipende da quanto siete golosi e ciccioni voi!!
Intanto non credo che in italiano si dica sdraiare la pasta, ma siccome in francese si dice coucher e non riesco a trovare sinonimi... e poi mi si crea in testa una simpatica scena pop-porno della pasta sdraiata sul tavolo della cucina, ok, può bastare. Ecco le sdraio:
Dopo 10 minuti...
Dopo 20 minuti... :D

Belli, i miei primi bigné ciccioni!!

...E dal momento che i cinque grammi di zucchero non determinano il dolce della pasta, mi sono sbizzarrita con le guarnizioni.. 
Choux salati quindi, con ripieno di salmone fumé, formaggio fresco di capra e rucola, il tutto precedentemente mischiato, salato e bagnato di limone.

Choux dolci infine, crema pasticcera all'interno e cioccolato fuso sulla superficie.
Ammetto che questa immagine è anche diventata il mio sfondo del desktop..
Abbiamo quindi la versione cioccolato bianco e vaniglia e...
Versione cioccolato fondente. Ollè!

E mo' basta, che si avvicina l'ora di cena.

I frutti dello studio sono stati apprezzati da più critici culinari, per il momento tralasceremo la crema pasticcera, la quale deve essere rivisitata..

A la prochaine! :D




mercoledì 2 novembre 2011

Oggi scoprii che...

Sfogliando i miei libri di scolara di cucina e cercando di far entrate in questa capoccia, ormai piena di informazioni inutili, i primi vocaboli tecnici del lessico del perfetto marmiton, ho scoperto che la mezza luna in francese si chiama berceau. Berceau, come culla. Ma non è troppo simpatico? Io l'ho sempre detto che questa lingua è simpatica, anche quando ho scoperto che neo si traduce con grain de beauté..
La classe!

Hachoir berceau